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L'iride protagonista nella diagnosi preventiva e nei sistemi di sicurezza negli aeroporti

l'intera intervista del Dr. Lo Rito al
Corriere della Sera -  inserto "IO" - del del 16 marzo 2002
( prima parte )

( segue da pagina precedente )

perché
usa un fascio di luce infrarossa a bassa intensità, che non nuoce ne disturba l’occhio, Inoltre funziona anche su persone non ve- denti, su chi indossa lenti a contatto colorate o occhiali da sole». II lettore ottico, infatti, non prende in considerazione il colore dell’iride: analizza solo le strutture interne e i cambiamenti di tonalità, come se l’immagine fosse in bianco e nero. Ma che cosa succede se davanti all’apparecchio fotografico si presentano due gemelli identici? «La probabilità di trovare sulla Terra due iridi uguali e una su dieci seguita da 78 zeri, cioè nulla» spiega John Daugman, professore a Cambridge e ideatore degli algoritmi matematici che convertono l’iride in un codice. «Anche se dotate dello stesso patrimonio genetico, due iridi sono comunque molto diverse. Inoltre, durante la decodifica dell’immagine, si esaminano 244 punti caratteristici e indipendenti, chiamati "gradi di libertà", dalla cui combinazione complessiva risulta l’immagine particolare e unica di quell’occhio. Per questo, il margine di errore é inesistente». Sebbene le probabilità di sbagliare siano davvero minime, non tutti sono d’accordo sull’inviolabilità delle tecniche biometriche. Nel suo libro Database nation, Simson Garfinkel, specialista in sistemi di sicurezza informatici, sostiene che il difetto principale di queste tecnologie sta nella Ioro capacità di identificare corpi e non persone. Dei pirati biometrici potrebbero rubare le informazioni contenu
te negli archivi e sferrare degli attacchi replay. Come? Usando un’immagine digitale per accedere a zone vietate, oppure modificando il valore soglia in base al quale un’immagine viene accettata per buona, pur non essendolo. Ma I’iride non é utile solo per individuare con certezza una persona: può servire anche a scopo diagnostico, benché la medicina ufficiale nutra in proposito qualche perplessità. Secondo gli iridologi, infatti, basta osservare l’occhio a forte ingrandimento per individuare disturbi organici indicati da macchie o alterazioni nella pigmentazione. «L’irido logia non é una disciplina che dà indicazioni di per se» sostiene Daniele Lo Rito, medico-chirurgo che svolge attività di ricerca in questo campo, «ma una tecnica diagnostica che si aggiunge a quelle comunemente usate. Invece di limitarsi al controllo di lingua, unghie, aspetto della cute, si arriva alla diagnosi globale interpretando anche le informazioni contenute nell’iride, un indicatore in più dello stato di salute complessivo». E cosi cripte, strie radiali, archi e creste, modificandosi in risposta a segnali chimici dell’organismo, suggeriscono all’occhio esperto che é in atto un processo infiammatorio, o che la persona presenta una particolare debolezza in un organo. «Analizzando quest’organo» continua Lo Rito «si può svolgere anche un’azione di tipo preventivo: per esempio, si può avvertire un soggetto, che presenti una debolezza a livello di vescica o reni, dei maggiori rischi che corre lavorando in un ambiente in cui si usano sostanze volatili tossiche». Sull’iride compaiono anche segni piccoli e profondi che possono indicare una predisposizione al tumore soprattutto se associati ad altri sintomi. E, nelle persone Down, la presenza della sindrome viene confermata da una serie di caratteristici, e periferici, puntini bianchi. C’e, infine, una corrente di pensiero che afferma di poter dedurre dall’occhio anche il carattere e l’umore della persona. «L’iride é fornita di terminazioni nervose proprio come gli altri organi» conclude Lo Rito «quindi subisce le stesse variazioni chimiche cui va incontro il nostro organismo durante uno stress o un evento psicologicamente traumatico. E lo può rivelare».

 

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