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perché usa un fascio di luce
infrarossa a bassa intensità, che non nuoce ne disturba l’occhio, Inoltre funziona anche su persone non ve- denti, su chi
indossa lenti a contatto colorate o occhiali da sole». II lettore
ottico, infatti, non prende in considerazione il colore dell’iride:
analizza solo le strutture interne e i cambiamenti di tonalità, come se
l’immagine fosse in bianco e nero. Ma che cosa succede se
davanti all’apparecchio fotografico si presentano due gemelli
identici? «La probabilità di trovare sulla Terra due iridi
uguali e una su dieci seguita da 78 zeri, cioè nulla» spiega
John Daugman, professore a Cambridge e ideatore degli algoritmi
matematici che convertono l’iride in un codice. «Anche se
dotate dello stesso patrimonio genetico, due iridi sono comunque molto diverse. Inoltre, durante la decodifica dell’immagine,
si esaminano 244 punti caratteristici e indipendenti, chiamati
"gradi di libertà", dalla cui combinazione complessiva
risulta l’immagine particolare e unica di quell’occhio. Per
questo, il margine di errore é inesistente». Sebbene le probabilità
di sbagliare siano davvero minime, non tutti sono d’accordo
sull’inviolabilità delle tecniche
biometriche. Nel suo libro Database nation, Simson
Garfinkel, specialista in sistemi di sicurezza informatici, sostiene
che il difetto principale di queste tecnologie sta nella Ioro capacità
di identificare corpi e non persone. Dei pirati biometrici potrebbero rubare le informazioni
contenute negli archivi e sferrare degli
attacchi replay. Come? Usando un’immagine digitale per accedere
a zone vietate, oppure modificando il valore soglia in base al
quale un’immagine viene accettata per buona, pur non essendolo.
Ma I’iride non é utile solo per individuare con certezza una
persona: può servire anche a scopo diagnostico, benché la
medicina ufficiale nutra in proposito qualche perplessità. Secondo
gli iridologi, infatti, basta osservare l’occhio a forte
ingrandimento per individuare disturbi organici indicati da
macchie o alterazioni nella pigmentazione. «L’irido logia non é una disciplina che
dà indicazioni di per se» sostiene Daniele Lo
Rito, medico-chirurgo che svolge attività di ricerca in questo
campo, «ma una tecnica diagnostica che si aggiunge a quelle comunemente usate. Invece di limitarsi al controllo di lingua, unghie,
aspetto della cute, si arriva alla diagnosi globale interpretando
anche le informazioni contenute nell’iride, un indicatore in più dello stato di salute complessivo». E cosi cripte, strie radiali,
archi e creste, modificandosi in risposta a segnali chimici dell’organismo,
suggeriscono all’occhio esperto che é in atto un processo
infiammatorio, o che la persona presenta una particolare debolezza
in un organo. «Analizzando quest’organo» continua Lo Rito
«si può svolgere anche un’azione di tipo preventivo: per esempio,
si può avvertire un soggetto, che presenti una debolezza a livello di
vescica o reni, dei maggiori rischi che corre lavorando in un
ambiente in cui si usano sostanze volatili tossiche». Sull’iride
compaiono anche segni piccoli e profondi che possono indicare una
predisposizione al tumore soprattutto se associati ad altri sintomi.
E, nelle persone Down, la presenza della sindrome viene confermata
da una serie di caratteristici, e periferici, puntini bianchi. C’e,
infine, una corrente di pensiero che afferma di poter dedurre dall’occhio
anche il carattere e l’umore della persona. «L’iride é fornita
di terminazioni nervose proprio come gli altri organi» conclude Lo
Rito «quindi subisce le stesse variazioni chimiche cui va
incontro il nostro organismo durante uno stress o un evento
psicologicamente traumatico. E lo può rivelare».
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