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Fino ad oggi abbiamo sostanzialmente
considerato liride come un modello somatotopico, una cartina geografica
rappresentativa dei diversi organi, delle ghiandole endocrine ed esocrine,
dellapparato osteoarticolare, delle strutture nervose centrali e periferiche. A
differenza però di altri modelli rappresentativi come il piede e lorecchio,
liride consentiva fino ad oggi la limitata possibilità di una sua lettura, ma
precludeva il sogno di una precisa interazione con essa. Cosa si intende con interazione?
Si intende il diretto intervento su una massa o una superficie corporea, capace di
promuovere una risposta, un riflesso codificabile. Noi possiamo intervenire sulla
superficie del piede mediante la digitopressione e sullorecchio mediante
linfissione di aghi, obbligando il corpo ad una reazione (dolore, calore,
attivazione di un riflesso nervoso locale o remoto). Ma come possiamo interagire con
liride, in altre parole colloquiare con essa? Lunica forma di stimolazione
conosciuta, in grado di non danneggiare questa sensibilissima struttura, è la luce.
Tentativi in questa direzione sono già stati condotti nel recente passato dai ricercatori
russi, senza peraltro produrre risultati scientificamente attendibili. Alla fine degli
anni 80 è stata avanzata una suggestiva ipotesi da parte delliridologo e
cronobiologo dr. Dan Waniek, che ha presupposto una funzione non visiva dellocchio e
che ha denominato "Functio ocularis sistemica" (PHOS). In questo nuovo modello
vengono esaltate strutture marginalmente considerate come liride, i corpi ciliari,
la lente e la retina periferica, che svolgerebbero un attivo ruolo omeostatico in
collaborazione con precise aree cerebrali. Una dimostrazione attendibile deriva dalle
variazioni del tracciato elettroretinografico (ERG) in corrispondenza dellora
serrata (porzione di retina cosiddetta cieca) in seguito a fotostimolazione attraverso
liride e non la pupilla. La conclusione porta a ritenere che liride risponda
in modo sufficientemente chiaro alla stimolazione con la luce, ma che contemporaneamente
sia necessaria lelaborazione di un nuovo modello interattivo. Le mie più recenti
indagini hanno evidenziato la possibilità concreta di costruire un pattern cronobiologico
applicabile alla complessità iridea. Questo modello prevede la sua suddivisione radiale
in 60 fasci di 6° ciascuno, con inizio e fine a ore 12. Lestensione di ogni fascio
copre la distanza fra margine pupillare e periferia iridea. Ora abbandoniamo lidea
della possibile valutazione somatotopica per non confondere eccessivamente le nostre
nozioni topografiche e ci spostiamo nella dimensione del tempo. Se ad ogni fascio irideo
facciamo corrispondere un valore cronologico di 12 mesi di vita, otteniamo un ciclo
completo di 60 anni con inizio alle ore 12 e progressione in senso antiorario. Dal punto
di vista morfocromatico il fascio, rispecchiando una codificata porzione di stroma
irideo,
è caratterizzato da unestrema varietà di rilievi, depressioni e pigmenti. Queste
variabili complicano in modo esponenziale il nostro modello cronobiologico. La loro
virtuale eliminazione consente di concentrare la nostra attenzione sulla componente
muscolare delliride. Il muscolo sfintere della pupilla possiede una struttura
anulare con spessore fra 1 e 3 decimi di millimetro ed è innervato dal sistema
parasimpatico. Si localizza intorno alla circonferenza pupillare ed è visibile sotto
forma di anello biancastro nelle iridi ipopigmentate (azzurre). A mio avviso questa sua
visibilità lo rende eccezionalmente unico tra tutti i muscoli del corpo. Le sue
incredibili caratteristiche si rivelano inoltre per la sua peculiare derivazione
embriologica. Insieme al suo antagonista, il dilatatore della pupilla, e agli erettori dei
peli (mm. piloerettori) trae origine dal foglietto neuroectodermico e non dal mesoderma,
da cui si formano tutti gli altri muscoli. Questo suggerisce una sua affinità speciale
per le neurostrutture centrali e periferiche. Inoltre rispetto agli altri muscoli corporei
con analoga attività sfinterica (tratto gastrointestinale e genitourinario) si distingue
per il meccanismo di contrazione, anziché di dilatazione.
Lantagonismo del muscolo dilatatore della pupilla si esplica al contrario attraverso
la sua morfologia tipicamente radiale e la sua dipendenza dal sistema
ortosimpatico.Si
localizza nello stroma irideo, confinando prossimalmente con lo sfintere
peripupillare.
Linterazione reciproca e continua di questi due muscoli involontari non determina
soltanto levidente attività pupillare (miosi, midriasi, hippus), ma traduce in modo
visibile le dinamiche relazioni fra para- e ortosimpatico. A questo punto possiamo
definire il fascio irideo come un segmento muscolare, composto da 2
subunità, quella
breve (il muscolo sfintere) e quella lunga (il muscolo dilatatore della pupilla). Per
nostra convenzione indicheremo con "frammento blu" (Blue Fragment) la subunità
breve e con "frammento rosso" (Red Fragment) quella lunga. La precisa posizione
dei segmenti muscolari sulla superficie iridea secondo la menzionata suddivisione
sessagesimale del tempo, riproduce il possibile stato del sistema neurovegetativo alle
diverse età. Quale utilità pratica può avere una nuova mappatura, se sono state
eliminate da questo modello cronobiologico le variabili morfocromatiche dello stroma
irideo? Se ipotizziamo la possibile fotorecettorialità dei diversi segmenti muscolari
iridei, si apre un nuovo, inesplorato mondo di ricerca e di applicazioni. Le mie più
recenti indagini hanno documentato nei soggetti sottoposti a "fotomiostimolazione
iridea" (Iridial Photomiostimulation) 2 differenti tipi di risposta. La
fotostimolazione del cosiddetto "frammento rosso" (Red Fragment) tende a
produrre tachicardia, lieve dispnea, parestesie ai polpastrelli, sensazioni di calore e
incremento dellansia. Viceversa la fotoeccitazione del cosiddetto "frammento
blu" (Blue Fragment) induce rilassamento muscolare dei trapezi, decremento
dellansia e sonnolenza. In futuro sarà necessario standardizzare in modo omogeneo
lintensità e la durata della fotostimolazione per ottenere effetti sicuri e
ripetibili. Inoltre si apre la suggestiva possibilità di intervenire con questa metodica
in base alletà di comparsa di un determinato disturbo. Questo significherebbe non
soltanto che il segmento muscolare irideo esplica una funzione complessa come la
fotorecettorialità, ma addirittura che il medesimo possiede una sorta di "memoria
neurovegetativa", specifica per le diverse età.
* Vincenzo Di Spazio, medico iridologo e
naturopata, dal
1994 è professore incaricato di iridologia allUniversità di Urbino. Si occupa di
cronoiridologia e su questo tema ha pubblicato "Agegate" nel 1997. Vive e lavora
a Bolzano.
E-mail: dispaziofilm@hotmail.com
Ph & Fax : +39 0471 975010
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