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CENNI STORICI sulla  IRIDOLOGIA
e sulla 
STRUMENTAZIONE

E' interessante notare come in questi ultimi tempi si registri un progressivo interesse della classe medica e dell'opinione pubblica nei confronti della scienza iridologica, determinato probabilmente da una maggiore sensibilizzazione verso le metodiche naturali. Ma che cos'é l'iridologia? Si tratta di una particolare metodologia diagnostica o meglio preclinica, che consente di studiare le predisposizioni dei soggetti esaminati mediante l'analisi della struttura dell'iride e più in generale della posizione anteriore dell'occhio.
n altre parole l'iride é l'area di rappresentazione topografica del corpo umano (anche se non l'unica, ma forse la più completa) nei suoi diversi apparati, suddivisa in successive aree concentriche dalla pupilla (la più interna ) alla sclerocongiuntiva (la più esterna). La storia dell'iridologia affonda le radici nel passato più lontano, visto che già i cinesi duemila anni prima di Cristo e i sacerdoti Caldei, avevano considerato l'importanza dell'occhio nei loro scritti di scienza

Ma è solo nell'ottocento che l'iridologia trova nel medico ungherese Ignaz von Peczely il primo dei veri appassionati studiosi di questa metodica, il grande pioniere di questa incredibile avventura dell'epoca moderna, a cui si deve la prima vera e propria topografia dell'iride.

Ma è il ventesimo secolo che diventa il teatro storico del graduale e inarrestabile sviluppo della scienza iridologica.

L'attuale scuola francese (Roux, Bourdiol, Rubin, De Bardo) sottolinea in misura diversa la visione naturopatica con richiami di agopuntura e auricolomedicina. Negli Stati Uniti si è distinto fin dagli anni cinquanta il chiropratico Bernard Jensen, autore di "The science and pratice of iridology", sensibile alle tematiche nutrizionistiche.

Notevolissimo impulso alle ricerche e agli studi in iridologia è giunto comunque dalla Germania, dove negli ultimi cinquanta anni si sono avvicendati nel panorama di questa disciplina studiosi come Rudolf Schnabel, Josef Deck, Theodor Kriege, Maubach, Josef Angerer e più recentemente Anton Markgraf, autore di una monumentale opera in otto volumi, intitolata "Le informazioni genetiche in diagnostica visuale ". Lo sviluppo dell'iridologia in Italia è stato più lento, ma progressivo. I pionieri più importanti e conosciuti sono stati Luigi Costacurta, padre Emilio Ratti e Siegfried Rizzi, fondatore dell'omonima scuola di iridologia e dell'Associazione Iridologica Italiana (ASS.IR.I.), quest'ultima creata con i suoi più stretti collaboratori e allievi, Bernardo Lembo, prematuramente scomparso, e Vincenzo Di Spazio.

Attualmente insieme a Di Spazio altri allievi come Lo Rito e altri continuano le strada tracciata dal comune maestro.

Di Spazio ha proseguito in stretta collaborazione con N. Sala (unica è la sua ormai ricchissima iconografia iridea) gli studi sul margine pupillare, particolare area circolare dell'occhio (in clinica oculistica prende il nome di epitelio pigmentato dell'iride) compresa tra la pupilla e la struttura dell'iride, considerato elemento orientativo decisivo per l'approccio diatesico. In questa direzione ha introdotto un nuovo termine scientifico, microsemeiotica
oftalmica
, che significa studio dei segni microscopici dell'occhio. Il concetto di microsemeiotica oftalmica estende il campo di analisi dell'iridologia a tutta la porzione anteriore dell'occhio (pupilla, epitelio pigmentato e stroma iridei, sclerocongiuntiva ), privilegiando l'analisi morfometrica e cromatica dell'orlo pupillare interno.



CENNI STORICI SULLA STRUMENTAZIONE
Nell’ottocento, ai tempi del medico ungherese Ignaz von Peczely, il primo dei veri appassionati di questa metodica, l’unico strumento per esaminare l’iride era la lente a due o tre ingrandimenti. L’esame veniva effettuato alla luce diurna e per fissare quanto visto sull’iride venivano fatti disegni raffiguranti tutti i segni e macchie colorate rilevate sull’iride stessa.
Nella ricerca del significato dei segni e colori rilevati dall’iride in relazione agli aspetti patologici o preclinici dell’individuo in esame, si elaborarono delle mappe o meglio degli schemi topografici circolari.
Come detto il primo fu Peczely nel 1886 sulla quale appaiono una quarantina di localizzazioni organiche; da allora ciascun studioso ha proposto una propria topografia sempre più circonstanziata. Le differenze fra ogni topografia sono comunque minime essendoci una quasi totale concordanza sulla localizzazione dei principali organi. Con il passare del tempo si utilizzò anche delle ottiche binoculari  per migliorare la visione dell’iride attraverso ottiche che permettono sempre più l’esame dei dettagli sul campo iridale. A quel tempo, ai primi del novecento, le macchine fotografiche non erano ancora perfezionate per rilevare l’immagine dell’iride, e quindi si continuava disegnare l’iride dopo l’esame ottico. I vecchi iridologi ci hanno lasciato disegni , che sono dei capolavori, con dei dettagli che sono paragonabili a quelli rilevati con fotocamere.
Con gli anni trenta/quaranta troviamo due tipi di strumenti: il microscopio di laboratorio e la lampada a fessura. Si inizia l’uso delle fotocamere che danno immagini in bianco e nero e la lettura viene fatta analizzando la variazione del grigio. Dopo gli anni cinquanta ci troviamo con strumenti più perfezionati. I microscopi sono di tipo con ottiche variabili fino ad arrivare ai sistemi ottici zoom, inoltre la visione diventa tridimensionale. L’illuminazione viene effettuata con l’uso di fibbre ottiche che porta luce fredda sul piano dell’iride. Le lampade a fessura hanno un loro sviluppo nel campo oftalmico e sono usate anche nel settore iridologico.
Nello stesso periodo anche le fotocamere si perfezionano ed abbiamo a disposizione anche le pellicole a colori adatti al rilievo fotografico dell’iride. Fotocamere che si possono posizionare sugli strumenti ottici. Con gli anni ottanta si rende disponibile la telecamera che permette un rilievo rapido dell’immagine che attualmente tende a sostituire la fotocamera. La telecamera è collegata ad un monitor ed a una videostampante che produce immagini in brevissimo tempo. Con gli anni novanta abbiamo a disposizione il Computer nel quale si può riversare immagini provenienti: da telecamere/fotocamere
digitale, da CDRom, da scanner. Inoltre capace di gestire le immagini su file con dati alfanumerici e campi di richiamo, stampare e riversare file su CDrom a mezzo di masterizzatori.


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